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Furto dati bancari

FURTO DATI BANCARI

Il mondo cambia ed oggi abbiamo una classe di moderni autoproclamatisi “eroi” che hanno capito che è molto meno pericoloso e più conveniente allearsi con lo sceriffo.

Potremmo individuare il caposcuola in Bradley Birkenfeld, un americano, funzionario di una grande banca svizzera che per colpe sue ha scontato più di un anno di galera negli USA, ma per i suoi furti di dati bancari e per le delazioni ha ricevuto dagli Stati Uniti un premio di 104 milioni  di dollari.

Si è messo a posto per la vita.

È di questi giorni la notizia che i suoi servizi sono richiesti ora dalla Francia. Si riparla anche di Falciani, l’autore del colossale furto di centomila nomi di clienti della HSBC. Su quanto egli con questo o con altri più modesti elenchi abbia eventualmente lucrato vi sono solo congetture.

Ha scritto un libro che gli renderà e gli darà ulteriore notorietà al quale sicuramente farà seguito un film. Non male quale carriera e gratificazione per uno che ha commesso reati sfuggendo alla giustizia.

Altri ladri hanno operato su piccola scala sottraendo dischetti a banche non solo svizzere usandoli quale arma di ricatto o più facilmente vendendoli per 3-4 milioni a botta alle autorità germaniche. Con un delitto impunito uno incassa più che con una vita di lavoro.

Ora, una gran parte dei media, delle autorità e dell’opinione pubblica (da quest’ultimi purtroppo influenzata) considerano questi delinquenti come combattenti per la morale nel, secondo la loro visione, sordido mondo delle banche e degli affari. Due sono gli errori che inficiano un simile giudizio. Che degli Stati dichiarino in nome di una non ben precisata morale dei reati comuni e gravi non punibili, anzi meritori e degni di un premio, è inammissibile. Danno al concetto di moralità e di giustizia di cui si riempiono la bocca un’arbitraria flessibilità determinata solo dal volere e immediata convenienza del potere. Minano pesantemente il rapporto essenziale di fiducia tra cittadino e Stato.

L’altro errore risiede nell’ indiziare genericamente intere classi di cittadini quali potenziali delinquenti. Quando un gruppo di pseudo-giornalisti d’inchiesta aiuta il potere, che passa loro una lista di centomila nomi di titolari di conti bancari, mettendo le persone indicate alla gogna, si instilla il sospetto che quell’importante parte di produzione della ricchezza che passa tramite le transazioni bancarie non sia che l’espressione di malaffare. Usare centomila nomi a casaccio, senza alcun approfondimento, fare citazioni a vanvera è gravissimo.

Il pensare che sovrani arabi consolidati da generazioni, che per il loro statuto non sono soggetti al pagamento di tasse siano evasori non è solo grave, è anche stupido (o volutamente diffamatorio). Mettere in accusa personalità o famiglie che come nel caso Gunter Sachs sono perfettamente in regola con il fisco, è un danno morale (impunito) che non può venir rimediato.

Sempre più si considera oltretutto nella classe dei ricchi ogni imprenditore, ogni indipendente e professionista, compreso chi fa fatica a fare le paghe alla fine del mese, rischiando molto del suo.

Stiamo attenti che l’economia non è solo il fiorente, protetto, ovattato parastato. Trattare come un delinquente della peggior specie (molto peggiore di chi ruba e ricatta con dischetti) il contribuente che cerca nell’ambito della legge e della concorrenza dei sistemi di ottimizzare quel pesante costo aziendale rappresentato dalle tasse, contribuirà sempre più a far desistere gli imprenditori dalla loro utile funzione sociale.

Che i Governi lancino la campagna «tolleranza zero» è nella loro discrezionalità. Che le banche, superando il limite che separa consulenza da complicità, abbiano dato l’esca per l’azione iniziata nei loro confronti è pure incontestabile. Ma Stati che ricorrono alla ricettazione e concedono a dei delinquenti l’impunità diventandone complici, si abbassano ad un livello inammissibile.

(c) Régis Colombo/www.diapo.ch

Costo della vita in Svizzera

Costo della vita in Svizzera

Una serie di statistiche pubblicate dall’Unione Europea nel 2002 ha mostrato che la Svizzera è il terzo paese più caro in Europa dopo Norvegia e Islanda. L’alimentazione rimane particolarmente cara in Svizzera, soprattutto prodotti come carne, condimenti, pesce e ortaggi.

Va anche detto che le retribuzioni tengono in considerazione il costo della vita. Un inchiesta effettuata nel 2003 dalla banca UBS in 71 città del mondo ha mostrato che il numero di ore necessarie per guadagnare una somma sufficiente per acquistare una pagnotta e un hamburger in Svizzera è inferiore a quello di molti alri paesi.

Spese

Le spese per l’alimentazione e per l’abbigliamento sono in costante diminuzione all’interno del bilancio delle famiglie, scendendo dal 16% nel 1992 al 12% nel 1998 e all’11% nel 2005.

Le spese per l’alloggio rimangono invece cospicue e una grossa maggioranza della popolazione abita in affitto. La Svizzera ha il più basso numero di proprietari in Europa: nel 2000 solo il 34,6% degli alloggi erano di proprietà di chi li abitava.

Le tasse sono relativamente basse, se confrontate a quelle dei paesi confinanti. Gli Svizzeri spendono però molto in assicurazioni, tra cui l’assicurazione malattia obbligatoria che da sola è pari a più del 5,6% delle spese. Un ulteriore 5% viene speso in assicurazioni private: più cose si possiedono, più si vuole – o si deve – assicurare.

Qualità della vita

SPORT, LIBERTÀ, RELAX E CULTURA A VOLONTÀ
Dalle vette alpine al fertile Altipiano svizzero fino al Ticino dalle suggestioni mediterranee: la ricca varietà paesaggistica della Svizzera in uno spazio contenuto – 220 chilometri da nord a sud e 348 chilometri da ovest a est – affascina i suoi abitanti e i suoi visitatori.

Laghi e fiumi cristallini invitano a fare il bagno d’estate e l’aria fresca a respirare a pieni polmoni e rilassarsi, il tutto restando sempre a breve distanza da un centro abitato. Infatti grazie alle
distanze ridotte, è possibile raggiungere ogni punto rapidamente e in tutta comodità in treno, autobus, automobile o battello. Le grandi città svizzere come Zurigo, Ginevra e Berna figurano secondo la classifica Mercer tra le città più attraenti al mondo.

Non stupisce che la Svizzera faccia parte delle nazioni
più felici.
Gli amanti della natura e dello sport trovano qui tutto quello che possono sognare. D’estate o d’inverno, le mitiche montagne svizzere invitano ad abbandonarsi al massimo relax. L’offerta culturale offre la più grande varietà in un contesto plurilingue e cosmopolita.

Musei, fondazioni, gallerie, festival e istituti indipendenti promuovono l’arte e gli artisti nazionali e internazionali.
Numerosi eventi culturali di risonanza internazionale si svolgono qui: il Montreux Jazz Festival, Art Basel, il Festival del film a Locarno oppure il Zurich Film Festival sono solo alcuni esempi.

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Cambio Franco Euro

Cambio Franco Euro, perchè?

Per sostenere il corso di 1,20 franchi per un euro, la Banca Nazionale Svizzera (BNS) nella prima metà di gennaio ha speso somme miliardarie senza prospettive di vedere una fine di tali investimenti. Per tutto il mese l’istituto di emissione avrebbe dovuto sborsare circa 100 miliardi di franchi. Lo ha detto Fritz Zurbrügg, membro della direzione generale, in un’intervista odierna al quotidiano svizzero tedesco “Blick”.

“Nei giorni che hanno preceduto la decisione di abolire il tasso di cambio minimo (il 15 gennaio) l’ammontare degli interventi della BNS è cresciuto sempre più”, ha precisato il numero tre della direzione. Ogni giorno sono stati spesi miliardi di franchi: la banca centrale è quindi giunta alla conclusione che lasciare fluttuare il tasso di cambio fosse la soluzione migliore.

Pur consapevoli del fatto che ciò avrebbe avuto ripercussioni sulle borse, i responsabili della decisione – oltre allo stesso Zurbrügg anche il presidente Thomas Jordan e il suo vice Jean-Pierre Danthine – non erano certo in grado di valutarne l’entità. Le reazioni del mercato azionario sono state “violente e difficili da prevedere”, ha ammesso Zurbrügg.

La credibilità della BNS non ne ha sofferto, secondo Zurbrügg: “Abbiamo sempre saputo di non essere in grado di preparare in maniera comunicativa l’abolizione del tasso minimo di cambio”. Per continuare ad essere credibili era importante non lasciar trapelare nulla in anticipo. “Un avvertimento sarebbe stato un invito a nozze per gli speculatori.”

Nessun segno di spirale deflazionistica - La BNS non vede alcun pericolo a medio-lungo termine per la stabilità dei prezzi. Eliminando il tasso minimo di cambio si è avuto un ulteriore indebolimento dell’inflazione. Ma quello è un effetto una tantum e temporaneo, secondo Zurbrügg. In ogni caso “non abbiamo alcuna prova di una spirale deflazionistica”.

La BNS ritiene che l’abolizione del tasso di cambio avrà come conseguenza un rallentamento della crescita economica in Svizzera. “L’entità dipende da dove si depositerà l’apprezzamento”, ha detto Zurbrügg. Il franco è sopravvalutato e i mercati sono attualmente saturi: “questa situazione non può certo durare”, afferma Zurbrügg.

Se si verificassero movimenti straordinari, non giustificabili a livello di politica monetaria, allora la BNS sarebbe pronta ad attivarsi nuovamente: a livello di politica monetaria l’istituto mantiene aperte tutte le opzioni, conclude Zurbrügg.

Fritz Zurbrügg, 54 anni, è stato, dal 6 settembre 2011, responsabile dell’ancoraggio del corso del cambio euro-franco a 1.20. Complessivamente, per mantenere il tasso minimo, la BNS ha speso circa 300 miliardi di franchi.

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Nuove aziende record in Ticino

Nuove aziende record in Ticino

Una crescita record di giovani imprese è stata registrata in Ticino nel 2013. Per la prima volta in Svizzera sono state iscritte più di 40’000 giovani imprese nel registro di commercio. Si tratta di una cifra che, secondo il sito, dimostra il ritorno della fiducia tra gli imprenditori.

Per l’esattezza, sono state 40’829 le nuove iscrizioni al registro. Ciò corrisponde ad un incremento del 3,7% rispetto all’anno precedente. La parte del leone – come detto – è stata fatta dal Ticino con 410 imprese (+14,7%) e dal canton Zurigo (+6,7%).

Il record è legato alla vicinanza del confine

L’ottimo risultato realizzato dal nostro cantone è dovuto anche alla posizione di confine, visto che gli imprenditori italiani sono attratti dall’idea di avviare un’attività in Ticino, in parte anche a causa dell’instabilità politica ed economica dell’Italia.

Sviluppo economico stabile

Per il 2014 si prevede uno sviluppo economico stabile. Il Ticino dovrebbe continuare ad approfittare delle condizioni difficili che regnano in Italia.

Oltre ai conosciuti vantaggi fiscali bisogna sapere che l’economia elvetica spicca per la trasparenza delle sue istituzioni, per la capacità di innovazione e ricerca nonché per l’eccellente cooperazione fra il settore pubblico e quello privato. Punti di forza sono anche l’efficacia del mercato del lavoro, il sistema educativo e l’infrastruttura.

Per trovare informazioni su come aprire una società in Svizzera segui il link.

Per una consulenza dettagliata puoi rivolgerti a MD Suisse

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Economia Ticino settori di punta

L’Economia in Ticino e i settori di punta : andamento e prospettive di evoluzione dell’economia ticinese, settembre 2014

L’economia svizzera si basa su una produzione di qualità ed una manodopera altamente qualificata. Le aree economiche più importanti comprendono la microtecnologia, l’hi-tech, la biotecnologia, la farmaceutica, le banche e le assicurazioni. Il settore dei servizi conta il maggior numero di occupati.

La gran parte dei lavoratori svizzeri opera in piccole e medie aziende che rivestono un ruolo fondamentale nell’economia svizzera.

In Svizzera ci si preoccupa molto di limitare per quanto possibile l’impatto delle attività economiche sull’ambiente. Le politiche svizzere in campo energetico e dei trasporti sono mirate verso la salvaguardia dell’ambiente.

L’analisi statistica che trovate in allegato darà la possibilità alle persone che vogliono investire in Svizzera di farsi un’idea sul mercato e sui settori che meglio risponderanno alla crisi.

Non si interrompe il lento miglioramento dell’economia ticinese, ma inizia a impensierire il tenore di crescita che si rivela sempre meno energico. A frenare l’andamento congiunturale del cantone è,
ancora una volta, il rallentamento economico estero, in particolare di Germania e Italia.

In Svizzera gli indicatori globali continuano ad essere positivi, sebbene la domanda interna inizi ad affievolirsi e la domanda esterna non sia ancora sufficientemente forte per dare uno slancio più deciso alla crescita.

In Ticino sono i comparti dell’edilizia e del bancario ad offrire i maggiori segnali positivi, nonostante
anche loro lamentino alcune difficoltà settoriali. Sul fronte interno, i consumi privati appaiono ancora sottotono, situazione che si riflette nelle difficoltà del commercio al dettaglio; mentre sul fronte
esterno, l’industria avverte una crescita di produzione e di ordinativi, anche se questi sono giudicati tuttora lontani dal livello ottimale. Ancora meno positivo il quadro del comparto turistico; in questo caso la stagione è stata pregiudicata anche da fattori meteorologici.
In chiaroscuro i dati del mercato del lavoro, dove aumentano gli impieghi e le persone occupate, ma crescono pure le persone disoccupate (a fronte di una diminuzione degli iscritti agli URC, persiste l’incremento dei non iscritti).

Di seguito troverete un link che conduce al documento statistico che raccoglie i dati dei seguenti settori:

- Consumi
– Importazioni ed esportazioni di merci
– Industria manifatturiera
– Costruzioni
– Turismo
– Banche
– Prodotto interno lordo
– Impiego e occupazione
– Disoccupazione, lavoro ridotto
e posti liberi

Previsioni a breve per l’economia ticinese
– Rami economici
– Prodotto interno lordo
– Impiego
Informazioni (FAQ)

 

Analisi statistica

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Delocalizzare in Ticino: cosa ci si guadagna

Delocalizzare azienda in Ticino

Burocrazia, forte pressione fiscale, economia in crisi: sono i motivi che spingono sempre più imprenditori lombardi a lasciare l’Italia per insediare le loro aziende in Ticino, destinazione ideale per prossimità geografica e culturale. Non a caso, la Regione Lombardia ha inviato a Roma una proposta di legge per l’istituzione di zone economiche speciali. Le ha volute il governatore Roberto Maroni proprio in virtù del confine con la Confederazione, per promuovere l’economia lombarda “e contrastare la delocalizzazione”.

Due imprenditori che hanno aperto filiali nel cantone  e uno che resiste al di là del confine hanno raccontato le loro esperienze a tvsvizzera.it. “Se mi trasferissi in Svizzera, il mio lavoro sarebbe più semplice e apprezzato“, dice il terzo.

 

Guarda le video interviste

Per una consulenza dettagliata puoi consultare MD SUISSE